Zak Munir si racconta in Esclusiva per Lavorare-Spettacolo.com Stampa
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Zak Munir in Esclusiva ai microfoni di Lavorare Nello Spettacolo:

"La musica mi ha dato la forza di ricominciare"

Nato a Roma da genitori marocchini, Zak Munir, 24 anni, è un nuovo astro della musica italiana. Rapper dall'età di 14 anni, Zak della musica ne ha fatto la sua arte, firmando numerose canzoni, tra cui "Lacrime di fango", scritta in seguito alla terribile alluvione durante la  quale la sua famiglia ha perso praticamente tutto: la casa, i propri beni, ma soprattutto i ricordi di una vita. E nella tragedia, Zak ha trovato la forza di non arrendersi e di raccontare la triste disavventura con i versi di una canzone. Intervistato in ESCLUSIVA per Lavorare Nello Spettacolo, ha accettato di raccontarsi ai nostri microfoni parlandoci del suo legame con la musica, del dramma che ha colpito la sua famiglia e svelandoci sogni, speranze e progetti per il suo futuro professionale (e non).

Zak Munir, giovanissimo, sei già un rapper molto affermato. Com’è nata la tua passione per la musica e a che età hai mosso i primi passi in questo settore?

"Partiamo dal presupposto che non mi sento ancora affermato. Mi do semplicemente da fare "da solo", cercando di dare il massimo. La passione per la musica è nata insieme a me. Da bambino ho sempre voluto far questo. Mi piaceva il palcoscenico, ero molto affascinato dalle luci del palco e dall'emozione che avrebbe potuto darmi. I primi passi li ho mossi a 14 anni iniziando con il beatboxing (musica con la bocca), per passare poi automaticamente alla scrittura di testi, tutto come un gioco".

Nato a Roma da genitori marocchini, sei cresciuto e vivi tutt’ora nella capitale: ti senti un romano doc?       

"Sicuramente sento molto le mie origini marocchine e penso che ciò sia anche una fortuna per me, ma sicuramente mi sento romano al 100%".

Della musica ne hai fatto la tua arte: ti aspettavi di intraprendere una carriera in questo campo o immaginavi di percorrere un’altra strada?

"Il mio sogno era ed è ancora questo e cerco ogni giorno di farlo divenire realtà, ma senza montarmi la testa e sapendo che in questo settore è molto difficile affermarti se non si ha qualcuno disposto a seguirti, come nel mio caso".

Hai già firmato numerose canzoni: cosa si prova a “mettere in musica” pensieri, sensazioni, emozioni?

"È la cosa più bella che un uomo possa fare secondo me. È una liberazione, quasi un orgasmo! In quel momento hai il potere di sentirti libero da tutto e da tutti e di poter esternare le tue emozioni".

Tra i numerosi brani da te firmati, quello senza dubbio più significativo è “Lacrime di fango”, che hai scritto di recente dopo aver vissuto un’esperienza che ti ha provato duramente. Ti va di parlarcene?

"Ho scritto 'Lacrime di fango' realmente con le lacrime agli occhi... in soli 30 minuti! Penso siano stati i più lunghi della mia vita. Mi ha fatto molto male tirar fuori quelle parole, ma allo stesso tempo mi ha dato la forza per andare avanti. Ho ancora molti sbalzi d'umore al solo pensiero di non avere più nulla e di dover ricominciare una vita da zero. Non è facile, senza dubbio...".

Da una tragedia sei riuscito a tirar fuori una canzone: la musica in questo caso ha rappresentato per te una sorta di “rifugio”. Com’è nata l’idea di raccontare un’esperienza così dura attraverso una canzone?

"Più che idea io lo chiamerei bisogno. Sin dal primo istante che ho effettivamente realizzato di non avere più una casa, si è innescata una bomba dentro di me... e l'ho fatta esplodere con la cosa che so fare meglio".

Su “Il Messaggero.it” si legge che tuo fratello Omar, la notte della tragedia, ha sfondato la porta di casa mentre l’acqua continuava a salire. Cos’hai provato quando ti sei reso conto di aver perso praticamente tutto?       

"Ho provato un forte senso di vuoto dentro di me... e mi sono sentito disarmato dal fatto di non sapere cosa fare e da dove iniziare a rimettere insieme i pezzi di una vita che non ho più...".

Hai dichiarato che “acqua e fango hanno reso la tua vita sterile e che ti è rimasta solo la tua musica asciutta”. Chi o cosa ti ha dato la forza di non arrenderti e di ricominciare?

"La musica sicuramente, ma sopratutto mio padre che nella vita ne ha passate tante e si è sempre rialzato più forte di prima. Lui non ha versato una lacrima, ma ha detto semplicemente <<tutto si può rifare>> e questo mi ha dato una tale energia da indurmi a non arrendermi e a cercare di superare anche questa disavventura".

Nel testo della tua canzone fai chiaramente riferimento alla condizione di abbandono e alla totale mancanza di tutela nei confronti degli sfollati. Se potessi rivolgerti personalmente al sindaco Ignazio Marino e non con i versi di una canzone, cosa gli diresti?       

"Prima gli offrirei un bel caffè al bar e poi gli direi che da primo cittadino dovrebbe essere il primo ad occuparsi di questa triste vicenda anche sporcandosi le mani, perché è lui che rappresenta noi cittadini. In questo caso deve aiutare chi ne ha bisogno, anche al costo di utilizzare il suo stipendio... ma non siamo in Uruguay, dove questo è già successo: siamo in Italia!".

Cosa vorresti dire a tutti coloro ai quali, come te, non è rimasto più nulla dopo l’alluvione?

"Abbiate la forza per ricominciare. Non arrendetevi, perché quello che non ci uccide ci rende più forti!".

Nel dramma, la musica ha rappresentato per te un vero e proprio scudo: cosa sogni per il tuo futuro professionale (e non)? C’è un obiettivo che ti prefiggi o un traguardo che vorresti raggiungere, sia in campo musicale sia in altri settori?

"Sicuramente fare musica a tempo pieno, avere una mia attività commerciale e acquistare una casa, preferibilmente non al pianterreno!" (sorride). "Impossible is nothing!".

di Emanuele Fiocca


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