Lavorare nel mondo dello spettacolo


A lezione di.. Teatro! - 2° puntata PDF Stampa E-mail
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"L'Estate di Lavorare Nello Spettacolo" continua con le grandi esclusive. Nella seconda puntata di "A lezione di.. Teatro!" parleremo della "Locandiera", celebre romanzo formazione edito da Carlo Goldoni (di cui abbiamo già parlato nella prima puntata).

La Locandiera è un romanzo formazione che mette al centro della scena la metamorfosi di Mirandolina (la protagonista, ndr). Mirandolina prima è spregiudicata, si lascia corteggiare dai suoi pretendenti, quasi volendoli illudere. "La Locandiera" viene rappresentata per la prima volta al teatro Sant’Angelo di Venezia in occasione del Carnevale del 1753. Il consenso di pubblico fu modesto e le repliche presto interrotte. Era difficile far digerire al pubblico le innovazioni goldoniane. La Locandiera venne suddivisa in tre atti, ognuno dei quali è a sua volta formato da altrettante unità tematiche. 1° Atto: il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita discutono a proposito di Mirandolina, la locandiera oggetto del loro desiderio. Si aggiunge poi il cameriere della locanda, Fabrizio, e il nemico delle donne (la figura del misogino, ndr) Cavaliere di Ripafratta che la tratta sgarbatamente. Fabrizio le ricorda che il padre di lei, prima di morire, aveva espresso il desiderio di vederli assieme. Sposare Mirandolina è per Fabrizio una promozione socialeNon è vero amore, a prendere il sopravvento sono gli interessi concreti e materiali. Poi compare nella scena Mirandolina che vuole punire la superbia misogina del Cavaliere. Emergono, dunque, i temi della differenza sociale e differenza tra i sessi. 2° Atto: la scena si apre sulla camera del Cavaliere. Vengono inscenate strategie di seduzione dalle due commedianti (che si riveleranno fallimentari) e da Mirandolina (ampiamente riuscite): il Cavaliere si scopre perdutamente innamorato della locandiera. Emergono i temi della finzione e soprattutto della seduzione. Mirandolina vuole sedurlo prendendolo per la gola, con cibo e vino (allusione sessuale, ndr). L’appetito del Cavaliere non è che un sostituto del desiderio sessuale represso. 3° Atto: la scena ha luogo nella stireria. Esplode la pericolosa gelosia del Cavaliere nei confronti di Fabrizio. Mirandolina ha paura per la sua stessa incolumità, ha bisogno di protezione. Infatti nega ogni attenzione al Cavaliere e alla fine offre la sua mano a Fabrizio. Ripafratta esce di scena riconfermando le sue opinioni misogine.

La Locandiera è preceduta da una lettera di dedica al nobile fiorentino Rucellai, professore a Pisa e magistrato a Firenze. Segue anche L’autore a chi legge, dove Goldoni ribadisce la moralità del suo teatro, la funzione etica e pedagogica, il valore negativo ma esemplare dei suoi personaggi. L’autore ha dei propositi moralizzatori ma ha una certa ambiguità di giudizio sulle azioni dei personaggi. Goldoni appoggia Mirandolina quando punisce il misogino, ma condanna la sua condotta troppo “libertina”. Il Cavaliere di Ripafratta è per Goldoni emblema di asocialità del rustego e arroganza nobiliare. Mirandolina è la più attrice di tutte, anche delle due commedianti insignificanti. Alla fine un ritorno all’ordine: niente è veramente cambiato. L’avventura della locandiera è terminata senza sconvolgimenti. Lo spazio dove avviene la commedia gira attorno alla locanda, luogo di incontro e di scambio. Mirandolina è riuscita, con la sua abilità, pur appartenendo a una classe sociale inferiore, a dominare il nobile sul piano pratico ed intellettuale. Questo ci ricorda un topoi della letteratura teatrale del Settecento, ovvero quella della “serva padrona”.

Lingua e ideologia: “lingua delle persone che parlano realmente”, ovvero fiorentino parlato, dialetto veneto e lombardo, con qualche francesismo. Mirandolina è anche emblema della “simulazione di modestia”. Il testo è percorso da tensioni e segni contraddittori. L’amore e la donna: Nel ‘700 si risveglia l’iniziativa femminile ma si riaccende la figura del misogino. Duro è il giudizio sulle donne emancipate. La locandiera unisce in sé virtù e vizi del mercante: ha senso organizzativo, abilità nel gestire gli affari e le pubbliche relazioni, fa tutto da sola, è emancipata, ha un attaccamento eccessivo all’utile e all’interesse, e concepisce i rapporti umani e sociali unicamente in termini mercantili. Mirandolina non si innamora mai di nessuno semplicemente perché non vuole essere posseduta, non vuole perdere la sua libertà. Si tratta di rivalsa sociale e di sesso, di sfrenato narcisismo, di desiderio di conquista e di dominio sugli uomini, di libertà da ogni tutela maschile, rovesciando poi il modello di dominio maschile nei rapporti erotici. Il finale non segna il trionfo di Mirandolina ma la sua ritirata: ha paura della gelosia del Cavaliere e cerca protezione nel matrimonio con Fabrizio, suo dipendente. Fabrizio rimane “il povero sciocco che deve servire”, ma è l’unica soluzione affinché il potere rimanga saldamente in mando alla locandiera. E’ la società del calcolo dell’utile, dell’onore borghese, della minaccia della donna al sistema di potere di controllo maschile.

Goldoni ha affrontato un tema abbastanza attuale, quello della donna alla quale piace essere corteggiata, alla quale piacciono tutte quelle attenzioni, alla quale piacciono i complimenti. Di contro le donne sono attratte anche dall'impossibile, da ciò che è difficile conquistare, sono attratte dalle sfide, che però non portano a sentimenti reali: Mirandolina, pur avendo parecchi pretendenti ai suoi piedi, vuole sedurre quello che inizialmente la odia. Il più difficile, quindi. E' una sorta di sfida con se stessa, che alla fine la porta a giocare con i sentimenti del misogino: il Cavaliere di Ripafratta non può che cedere alle sue provocazioni, talvolta anche sessuali. Mirandolina non deve essere intesa come una poco di buono: è in realtà la figura dell'attualissima italiana media a cui piace essere corteggiata, talvolta illudendo la preda, quasi senza volerlo. Nella scena non passano inosservati i discorsi tra i pretendenti di Mirandolina, i tipici discorsi tra uomini sulle ragazze di quartiere. Con Fabrizio non c'è amore, loro non potranno mai essere felici. E' un amore di comodo, un amore destinato a finire, tutta una finzione. Un po' come le pubblicità della "Mulino Bianco". Alla fine del terzo atto Mirandolina capisce di aver esagerato, di aver giocato con i sentimenti del misogino e di essersi spinta oltre. Ecco, adesso ha paura, cerca protezione, ma non amore: per questo si butta tra le braccia di Fabrizio, il cameriere sciocco. Mirandolina è l'emblema della libertà, dell'emancipazione femminile e del dominio sul mondo maschile. E' la figura della donna che non dipende più dall'uomo e che non riveste più il ruolo di "moglie-schiava". E' la donna moderna..

Ahi ahi le donne: sono sempre pericolose..

FABIO GIUFFRIDA

 
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