Lavorare nel mondo dello spettacolo


A lezione di.. Teatro! - 3° puntata PDF Stampa E-mail
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Vittorio Alfieri

"Lavorare Nello Spettacolo" continua a stupirvi con le grandi rubriche dirette da Fabio Giuffrida. Una rubrica per riscoprire l'antico odore che emanava il teatro e per rivalutare i più importanti esponenti del teatro italiano. Nella terza puntata di "A lezione di.. Teatro!" parleremo di Vittorio Alfieri, che è agli antipodi di Carlo Goldoni (di cui abbiamo già parlato qui e anche qui). A grande richiesta è stata aggiunta un'altra puntata alle quattro già programmate.

Vittorio Alfieri

Vittorio Alfieri (Asti 1749 - Firenze 1803), drammaturgo, scrittore e poeta italiano, non è un riformatore, opera all'interno del teatro tragico, recupera dal passato la vera dimensione tragica, rifacendosi ai grandi del passato come Eschilo, Sofocle ed Euripide. Nelle sue opere emergono il conflitto insanabile/irreparabile e la morte dei suoi personaggi che risulta essere talvolta la soluzione ai problemi. L’uomo è stretto da passioni contrastanti che gli rendono la vita tortuosa. Alfieri nasce da una famiglia nobile, intraprende la carriera militare, ama l’avventura, il rischio, i viaggi, per amore medita il suicidio e.. ama in particolar modo le donne, soprattutto quelle sposate. Il suo avvicinamento alla letteratura avviene sotto la spinta dell’insofferenza e della ribellione, per distinguersi dalle consuetudini sociali di quel tempo. La sua prima tragedia è Cleopatra, in seguito ne scrive un totale di 19 tra le quali citiamo Polinice, Antigone, Agamenonne, Oreste, Virginia, Ottavia e Saul. La “conversione letteraria” rimette in discussione l’intero assetto della sua vita. Al sentimento di inadeguatezza culturale, Alfieri risponde con una dedizione allo studio divenuta proverbiale, fondata su disciplina morale rigorosa e sull’auto imposizione. Per sopperire alle difficoltà linguistiche, compì molti viaggi letterari in Toscana per impossessarsi della lingua viva, sostituendola a poco a poco al francese. Scrive anche la Vita (autobiografica), un’ode alla presa della Bastiglia e per l’Indipendenza Americana, le Satire e le Rime.

Vittorio Alfieri

L’ideologia del letterato-eroe: il Piemonte è investito da una crescente arretratezza culturale e sociale, anche perché non si era sviluppata la borghesia moderna. Alfieri voleva, dunque, “spiemontizzarsi” nel senso letterario/esistenziale, e non politico. Critica l’aristocrazia e l’ancien regime, senza però individuare una valida alternativa politica, di cui forse non sentiva neppure il bisogno. Allora è una critica condotta in nome del proprio individualismo? Critica poi la borghesia definita “sesquiplebe” , ovvero peggio della plebe, e ovviamente la plebe vera e propria. Vuole difendere i propri privilegi intellettuali e si ciba di grandi modelli classici come Plutarco e Dante, piuttosto che attingere dal presente. Di argomento politico scrive Della Tirannide. I suoi modelli teorici erano Machiavelli e Montesquieu. Non vuole confrontarsi col presente e la sua ideologia affonda le radici nell’eroismo-individualismo. Alfieri denuncia ogni compromissione tra letterati e istituzioni, rifiutando l’idea di intellettuale-cortigiano. L’intellettuale deve essere sradicato e solitario, avulso dal presente e proteso a una virtù proiettata in modelli passati e letterari. La letteratura è per pochi. Bersagli polemici di Alfieri divennero, poi, rivoluzionari e Francia (per questo scrive satire come Misogallo, ovvero l’odiatore dei francesi). Alfieri si schiera tra un forte radicalismo aristocratico e le tendenze reazionarie. In Alfieri l’IO si carica di una tensione eroica, tesa all’autobiografismo, con un paesaggio specchio dell’interiorità e delle tensioni, e con una rappresentazione della realtà volutamente minacciosa, orrida, di agonismo e inquietudine. Si tramuta poi in un dissidio interiore inconciliabile, si radicalizza un sentimento e si dà luogo alla lacerazione psicologica. Ne emerge la figura di un poeta-eroe.

Vittorio Alfieri

La poetica tragica: Compose 6 commedie e 19 tragedie. In lui emerge un forte risentimento reazionario e un (noioso) moralismo nelle commedie. Le tragedie sono il fulcro della produzione alfieriana, con un temperamento volto alla teatralizzazione dei conflitti interiori. I personaggi rispecchiano da vari punti di vista l’identità dell’autore. Ad Alfieri poco importava dei gusti del pubblico, aveva una concezione assai aristocratica del teatro. Le stampe delle tragedie furono pagate da lui, destinate ad una elite ristretta di persone non paganti. Tragedie che venivano rappresentate in salotti aristocratici, piuttosto che in piazze o teatri pubblici. Il metodo di composizione alfieriana consisteva in tre fasi: ideare (scelta del soggetto e sistema dei personaggi), stendere (svolgimento in prosa dell’azione teatrale) e verseggiare (aspetto definitivo della tragedia, con gli endecasillabi sciolti). La sua tragedia rispetta il modello aristotelico in vista della massima concentrazione drammatica ed espressiva: sono presenti le unità di luogo, tempo ed azione. Divisa in 5 atti con un numero assai ristretto di personaggi essenziali (NO figure secondarie e colpi di scena, ndr) valorizza i monologhi, specchio dell’interiorità del personaggio. Il linguaggio: è scelto ed elevato, non quotidiano; ricerca del sublime e fitta punteggiatura; frequenti enjambements rafforzano l’endecasillabo e ci conducono verso la catarsi (purificazione dell’anima dello spettatore, ndr). Il destino di morte di alcuni dei personaggi è sintomo di riscatto della grandezza eroica: proprio come nell’antica tradizione dei classici greci.

Le tragedie: espressione privilegiata della personalità di Alfieri, mettono in luce il desiderio psicologico di grandezza e il radicalismo pessimistico ed aristocratico. La prima tragedia è Filippo, tiranno disposto a tutto per affermarsi. Compare il tema della virtù eroica e del dissidio insanabile in campo amoroso. Affermazione dell’io e purezza degli ideali in Polinice e Antigone (emblema della virtù eroica), eroismo in Agamenonne ed Oreste. In Saul, invece, contrapposizione tirannia-libertà. La Vita: è un'opera autobiografica. Studia l’uomo analizzando se stesso. Il testo si divide in due parti e narra della sua vita. Malinconia, carattere passionale, desiderio di gloria sono tratti della sua personalità. Affronterà la carriera militare e poi si dedicherà ai viaggi. La natura profonda del suo carattere, la sua vera identità, viene alla luce solo con la conversione letteraria. Da una vita oziosa, passa ad una da “letterato”. Diventare poeta significa uscire delle convenzioni sociali, esprimere se stessi in forma artistica e praticare una libertà solitaria e aristocratica. All’attività intellettuale è affidata una funzione di libertà e di indipendenza.

Vittorio Alfieri Silvio Berlusconi Bruno Vespa

Alfieri secondo l’opinione pubblica: fu visto come un anti-tirannico e preludio al riscatto futuro della libertà e dell’Italia stessa.  Per De Sanctis affiora “una scarsa problematicità di carattere dei personaggi tragici, risolti in modo troppo schematico e intellettualistico”. Per Benedetto Croce “Alfieri è un preromantico, visto che spiccano in lui individualismo, tendenza all’autobiografia e titanismo”. Per Russo "è un preromantico per il suo essere letterato-eroe”.

Che cos’è l’io e l’uomo? Si indaga sulla dimensione privata dell’uomo, diventa la storia di un’anima. Il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza acquistano un ruolo di spicco. L’io di Alfieri ha come attributo essenziale il forte sentire, una passionalità generosa che non tollera la mediocrità, rifiutando consuetudini e convenzioni. C’è un conflitto tra sentimenti, aspirazione all’Io e società. Ad Alfieri lo opprime la tirannide, tutto ciò che è sottomissione ai rituali, al conformismo sociale/mondano e all’ubbidienza all’autorità altrui. Di fronte all’ostacolo esterno l’io è solo. Da qui la tendenza alla chiusura in sé stessi, a evadere nella solitudine, che suscita sentimenti ed emozioni sublimi, ignoti all’uomo comune. Il continuo viaggiare è sintomo, ad esempio, di insoddisfazione. Alfieri avverte subito il senso del limite dell’uomo che ha esito nella morte, ovvero nella liberazione  dell’anima eroica, sfida ultima ad una sorte oppressiva e senza scampo. Questo risarcimento, però, non c’è più nella Mirra (di cui parleremo nella prossima puntata, ndr), dove diventa interiorizzato. Una lotta tra forze psichiche opposte che minano l’unità dell’io e la coerenza del suo rapporto con la realtà.

Ma quanto siamo complicati noi uomini?..

Foto nell'articolo: 1. Statua di Vittorio Alfieri; 2. La libertà, quella auspicata da Alfieri, libero da ogni schema e convenzione; 3. La solitudine. Alfieri affermava che solo chiudendosi in se stessi si potevano provare delle emozioni ignoti agli uomini comuni. Il vero poeta doveva vivere in solitudine; 4. Alfieri raffigurato nel francobollo emesso in Italia nel 2003; 5. Bruno Vespa bacia la mano di Silvio Berlusconi, in segno di sottomissione al potere, contrariamente al pensiero di Alfieri che denunciava i rapporti tra potere e letterati.

E nella prossima puntata parleremo delle due più grandi opere di Vittorio Alfieri: Saul e La Mirra. "Lavorare Nello Spettacolo" comunica inoltre che dal 9 al 16 Agosto sarà in pausa estiva.

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