Lavorare nel mondo dello spettacolo


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Le grandi interviste di Fabio Giuffrida

“Il 2009 di Lavorare Nello Spettacolo”

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Intervista a Italo Moscati

Autore Rai e collaboratore di “Tvblog”

<<A Mediaset potrei fare cose buone, Berlusconi usa bene i media, gli altri lo copiano male>>

<<Sanremo è un bluff, guardate Report. La Rai avvilita dai partiti. Obama? Vedremo cosa farà>>

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Lei è un noto scrittore e regista di Milano. E' corrispondente de "Il Giorno" di Milano. E' stato reso celebre, però, dalla sua collaborazione con il portale Tvblog dal 2005. Com’è nata la vostra collaborazione?

Innanzitutto, voglio precisare che sono nato a Milano e a dodici anni mi sono trasferito a Bologna con la mia famiglia. A Bologna, a sedici anni sono diventato corrispondente del “Giorno” di Milano che era nel suo primo periodo di pubblicazioni. Cercavano giovani. Un giornalista della “Gazzetta dello Sport” a cui davo una mano mi segnalò a Milano e ricevetti la tesserina del “Giorno”. Dopo sono passato ad altre testate (chi è curioso può andare alla mia biografia su Wikipedia e ho fatto di tutto: dalla cronaca bianca e nera ai servizi da inviato speciale, alla redazione della pagine culturali, mentre cominciavo a scrivere di spettacolo, soprattutto di teatro e cinema, quindi di tv. Nel 1961 sono diventato giornalista professionista, ho lasciato Bologna nel 1967 quando mi offrirono di occuparmi di cinema e di tv alla Rai, mi occupai subito di sperimentazione, secondo una proposta che coincideva con i miei desideri. Produssi i primi film di Gianni Amelio, Giuseppe Bertolucci, Peter Del Monte e altri diventati poi grandi professionisti; e lavorai con Jean Luc Godard, Marco Ferreri e Glauber Rocha. Cominciai, sempre su invito, a scrivere sceneggiature; e devo molto a Liliana Cavani, una donna straordinaria. Per quanto riguarda Tv Blog, scrivo opinioni e commenti dal 2005, avevo mandato un intervento polemico su un tema specificamente tv e mi chiesero di continuare. L’ho fatto e lo faccio sempre con piacere. Tv Blog è un grande blog, con ottimi collaboratori (www.tvblog.it).

E soprattutto come riesce a conciliare tutti i suoi impegni professionali?

Essendo riuscito, senza troppa fatica (forse erano altri tempi), a fare quel che amavo, concilio benissimo la passione per la scrittura che è all’origine di tutto (leggevo di tutto per ore e ore, nonostante mi piacesse giocare al calcio) con la passione per il cinema e il teatro. Non comparirò mai nel Cafonal di Dagospia (www.dagospia.com) perché non ho mai praticato né frequentato qualsiasi forma di mondanità. Coltivo poche ma buone amicizie, non dispersive: si tratta di persone appassionate di letteratura e di buone cose, oltre che di buon cinema. Soprattutto non perdo tempo nel corteggiare i potenti, né politici né produttori.

Leggendo il suo curriculum, emerge il suo forte legame con l'azienda Rai. Come mai non ha intrapreso rapporti professionali anche con la concorrente Mediaset?

La Rai è stata ed è una grande industria culturale, avvilita dai partiti e dalla loro ingordigia e insensibilità: nominano i loro rappresentanti in azienda più che dei professionisti. Per paradosso si può dire, però, che certi esponenti di partiti, i migliori, quelli che hanno capito l’importanza della Rai, hanno innestato una concorrenza e una competitività che ha giovato all’azienda. Ciò che è stato curato poco o nulla, specie negli ultimi anni, è la creatività, l’iniziativa degli autori più bravi, l’intraprendenza, la generosità di molti programmisti etc... Ho avuto e ho rapporti di amicizia con autori e dirigenti di Mediaset, con altre tv come LA7 e History Channel (di cui sono stato consulente per i programmi di storia). Il lavoro del cinema, i miei libri, le mie commedie, i miei documentari mi hanno tolto il tempo. Non ho alcun pregiudizio sul taglio editoriale di Mediaset. Sono sicuro che potrei fare cose buone.

A Viterbo le è stata affidata la conduzione della "Serata Gomorra". Cosa ne pensa del film e del libro "Gomorra" che ha destato tanto scalpore?

Sono stato ben felice di accettare la proposta di dirigere il Tuscia Film Festival di Viterbo da parte di persone appassionate e di grande efficienza. E’il secondo festival che dirigo dopo la Rassegna Libero Bizzarri di San Benedetto del Tronto. Mi è piaciuto il libro di Saviano. Sul film che ne ha tratto Matteo Garrone ho scritto in un volume a più mani, “Non solo Gomorra” edito da Sabinae, rimando quindi a quelle pagine. La serata a Viterbo è stata densa e importante. Tanta gente. Tanto interesse. Una serata diversa da quelle chiassose dei talk show.

Molti criticano Roberto Saviano, autore di “Gomorra”, perché avrebbe approfittato della criminalità per arricchirsi. Lei cosa ne pensa?

Questo è un paese intriso di invidia e pressapochismo. Saviano è una persona degna, oltre ad essere un bravo scrittore. Ce ne fossero…

Lei nei suoi editoriali parla di tv. Che tv vorrebbe nel suo futuro? E che tv c'è oggigiorno?

Non condivido i giudizi catastrofici sulla tv e non la considero alla base delle molteplici crisi dello spettacolo contemporaneo. La tv va guardata, fatta e capita per migliorarla. Pochi lo vogliono fare. Molti si accontentano di bollarla, altri (i partiti) di usarla, i dirigenti tv di farne solo una gallina dalle uova non d’oro, gli intellettuali di farla diventare la piattaforma dei libri, dei film, la vogliono al loro semplice e comodo servizio. Di lavoro ce n’è tanto da fare, ma proprio tanto. Ma le tv si copiano, si inseguono, ripetono, si stancano nelle polemiche e nella caccia agli ascolti a qualsiasi costo. Progettano poco e si assomigliano troppo.

Bonolis rivoluziona "Sanremo 2009", Celentano ritorna in Rai, Chiambretti su Italia1, Fiorello su Sky. Cambiamenti positivi per la tv italiana? E come sarà secondo lei il nuovo Sanremo?

Sono cambiamenti. Campagne acquisti. Strategie di mercato, come nel calcio. Il Festival di Sanremo? Nel cuore e nelle orecchie degli italiani è già morto, non c’è alcuna canzone che a Sanremo riesce a diventare il motivo da ricordare, il motivo diciamo così epocale, come lo fu “Nel blu dipinto di blu”. Sanremo è un bluff.

Ha criticato le troppe apparizioni televisive del Premier Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale. Perchè lei vede negativa la presenza dei politici in tv?

Non ho mai criticato su Tv Blog o altrove le apparizioni tv di Berlusconi, posso aver fatto qualche annotazione garbatamente ironica sui suoi sosia e sugli imitatori, sosia che garantiscono e proteggono il successo di Berlusconi. Niente di più. Penso che il premier sappia usare molto bene i media. Gli altri politici si affannano a copiarlo fino al ridicolo ma non ci riescono. Io sono per leader come Obama, bravi, con le parole e i toni giusti, un carisma profondo e composto, efficace nei concetti e nel modo di esporli. Poi vedremo cosa sarà capace di fare.

Lei parla di una televisione troppo trash. Al posto di reality acchiappa ascolti, cosa consiglierebbe alle reti televisive di mandare in onda?

Il trash l’ho studiato e affrontato in “Viziati 1” e “Viziati 2” (“Viziati 3” che andrà in onda sempre su Rai3 prossimamente). Le venti puntate che ho fatto- molto successo, molto dibattito- le ho presentate come un termovalorizzatore per capire meglio e distinguere. Il trash è sempre esistito nel teatro, nel cinema, nella radio, spesso forma un humus in cui crescono personaggi e proposte importanti. Anche Totò è nato in un humus, ovvero nel trash del varietà e della rivista.

Il TG4 di Emilio Fede e Annozero vengono ritenuti faziosi. Concorda? E quale programma di informazione consiglia ai nostri lettori?

Consiglio “Report”. Non mi dispiace “Ballarò”. Non mi dispiace la faziosità se mi aiuta a capire, la detesto se tende a confondere e ad esaltare un capo o anche una tesi per ostinata incapacità di vedere a volte la complessità dei problemi soprattutto ai nostri giorni.

Come le dissi settimane fa "Report", programma interessante ma scomodo, realizza inchieste scottanti che l'indomani nessun giornale riporta (eccetto qualche rarissima volta). Perchè succede questo?

I giornali sono sfiatati. “Report” va dritto allo scopo. Fa inchieste. I giornali si mangiano le mani, fanno poche inchieste e solo o quasi al telefono. Stop. Aprono le loro pagine alle tv e alle loro polemiche. Amano il soap,il gossip e il sex. Molti, quasi tutti, sono subalterni al video. Salvo qualche caso, sono fatti da giornalisti sedentari, seduti davanti al tabernacolo del computer.

E' favorevole ai reality? E ci parteciperebbe mai?

No, non ce l’ho con il reality. E’ il varietà promiscuo fra news e show. Va avanti per inerzia e per ipnotismo di un pubblico giovanile che cerca nella tv un “ufficio di collocamento” virtuale, una sorta di sogno e anzi di incubo dove vivere per interposti fratelli e sorelle serate mosse rispetto alle serate noiose al pub o in discoteca.

Grande Fratello. Sta riscuotendo un grandioso successo (32% di share), quale concorrente le piace di più? E quale caccerebbe subito dalla casa?

Non faccio nomi. Due grosse tette, ad esempio. Ci siamo dimenticati dei fratelli e delle sorelle del passato, dimenticheremo anche questi. Se poi qualcuno di loro si piazza tanto meglio per loro.

La ringraziamo di aver accettato questa intervista. Un saluto per tutti i nostri lettori…

La tv, lo spettacolo, il cinema, internet, sono un campo giochi infinito, meglio della città dei balocchi. C’è chi finisce con le orecchie da somaro e chi sa approfittarne nel senso di usare i media secondo talento e intelligenza, fidandosi poco di certi guru.

I maestri veri ci sono. Basta cercarli.

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E’ assolutamente vietato copiare “L’intervista esclusiva a Italo Moscati” poiché è stata realizzata in esclusiva nazionale solo per il portale“Lavorare Nello Spettacolo”.

L’intervista è stata curata da Fabio Giuffrida.

FABIO GIUFFRIDA

 
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