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Ci ha regalato così tante ‘emozioni’ senza probabilmente accorgercene fino in fondo. Emozioni che ognuno di noi, almeno una volta, ha vissuto esattamente come lui le descriveva. E così non ci siamo neanche accorti che la settimana scorsa è ricorso il decimo anniversario della morte di Lucio Battisti. Dieci anni in cui le sue canzoni sono continuate a passare in radio, dieci anni in cui ci è sembrato molto più attuale e molto più avanti di tanti cantanti italiani attualmente in giro.
Del resto quanto detto lo dimostra il fatto che tanti si sono ispirati a lui, che moltissimi ‘under 30’ amano le sue canzoni, che (come detto) passano ancora per radio, sono conosciute da tutti, sono le più gettonate nei karaoke e nelle feste.
All’epoca dei suoi successi era snobbato da una critica prevenuta ma non fosse arrivato lui, probabilmente, saremmo ancora, con tutto il rispetto, a Nilla Pizzi e Domenico Modugno. Perché Battisti ha rivoluzionato la musica italiana, l’ha fatta crescere come pochi, come nessuno. Certo il binomio con Mogol lo ha aiutato tanto. Un binomio perfetto, una ‘gestalt’, in cui la totalità era superiore alla somma delle parti e le avventure successive di entrambi sono lì a dimostrarle: da soli non hanno mai raggiunto le vette creative toccate in tandem. Il segreto del suo successo? La semplicità delle sue canzoni, dei suoi tre accordi e dei concetti che esprimeva. Lucio Battisti non era uno che pontificava: era e sarà sempre uno di noi, uno come noi, con i nostri stessi pensieri (e parole). Oggi a distanza di dieci anni, siamo ancora tutti Lucio Battisti! Grazie Lucio. Con affetto. Da un ‘under 30’. Da uno che, quando cantavi ‘Con il nastro rosa’, doveva ancora nascere. Di Valerio Nobile
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