| STAMPA & TV: la quarta lobby. Ma la libertà va a puttane.. |
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Bavaglio alla stampa George Orwell e Ludwig Borne si stanno rivoltando nella tomba Il 9 Luglio 2010 è stato indetto da FNSI lo sciopero dei Giornalisti italiani contro il ddl intercettazioni, meglio conosciuto come legge bavaglio. Una legge che, qualora venisse approvata, favorirebbe Cosa Nostra e danneggerebbe l’informazione in Italia. Quello che il ddl chiede ai giornali è di tacere sulle vicende giudiziarie. Nessuno potrà più scrivere di presunti coinvolgimenti, accuse e reati. Basta pensare alle tre scimmiette “Non vedo, non sento, non parlo”, per farsi un’idea di quello che potrebbe accadere. Poi arrivano, puntuali, le minacce: un mese di carcere ai giornalisti dissidenti e multe stellari superiori ai 300 mila euro per gli editori. Un bavaglio che vuole trasformare i giornalisti italiani in cagnolini da tenere al guinzaglio, da poter addomesticare e censurare.
I politici vogliono essere lasciati liberi di commettere reati: meglio che non si sappia che il nostro Presidente del Consiglio, plurindagato, non sia stato mai processato, nonostante le accuse pensatissime, tra i quali anche concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione giudiziaria. E’ facile rispondere alle accuse di censura con la parolina magica “privacy”: un politico deve dare conto a tutti della sua vita anche privata. E’ lui ad aver scelto di intraprendere questo mestiere (forse per guadagnare un mucchio di soldi a fine mese?), è lui ad essersi guadagnato la fiducia, e quindi il voto e la stima, dei cittadini. Di conseguenza gli elettori vogliono delle risposte, vogliono almeno essere consapevoli di ciò che sta accadendo: dire che “va tutto benissimo” è come voler affermare con presunzione che la crisi in Italia e nel Mondo sia stata brillantemente superata. Utopie alla quale nessuno abbocca: o forse sì, il popolo della tv, il popolo ignorante, il popolo che si lascia comprare dalle promesse, il popolo che poco e niente ne capisce di politica e che non ha niente da perdere, il popolo degli anziani oppure quello super potente degli imprenditori. Nessuno mai si è domandato perché al Sud si registra un record di voti a favore del Governo Berlusconi? Per gli anziani Berlusconi aumenta le pensioni, per gli imprenditori Berlusconi non mette le mani nelle loro tasche, per gli amanti della tv è un uomo carismatico, giovanile e sempre sorridente. Un po’ come un pupo che gira il Mondo senza avere la consapevolezza (e la responsabilità) di rappresentare uno Stato, come l’Italia. Alla domanda “quali leggi emanate dal Governo Berlusconi piacciono di più?”, i suoi sostenitori non sanno rispondere. Sanno, però, che lui è un grande, che lui è il grande Silvio e che sta cambiando l’Italia. E’ come se ci fosse odore di “bombardamento psicologico”. Berlusconi possiede il 61% di Fininvest (la quota restante è stata suddivisa ai suoi cinque figli), ed è lui che controlla Mediaset, Mondadori e altre società. Berlusconi è proprietario della rete televisiva privata più vista in Italia (d’altronde non è che ci siano grandi alternative!). La Rai, invece, è dilaniata dai partiti politici, è invasa da politicanti che farebbero bene a presiedere comizi piuttosto che a presiedere un’Azienda televisiva pubblica. Rappresentanti di partito che si improvvisano esperti di tv. Ma i loro obiettivi rimangono sempre quelli politici: dice niente la poca stima dimostrata nei confronti di Michele Santoro? Sarà pure un presentatore fazioso, schierato e molto chiacchierato, ma televisivamente parlando conduce il programma d’informazione più visto in Italia, “Annozero”. Economicamente parlando è una fucina di denaro per la Rai. Evidentemente la Rai preferisce tenersi caro un Bruno Vespa che prende più di 1 milione di euro annui, realizzando una trasmissione in seconda serata e per di più con ascolti appena sufficienti. Non è che c’è odore di clientelismo? Bruno Vespa è lo stesso che ha scritto un libro su Silvio Berlusconi. Non so chi effettivamente abbia avuto il coraggio (e la curiosità) di comprarlo, ma per un giornalista è davvero frustrante pubblicare libri con questi contenuti. Il giornalista deve essere la spia, lo sbirro di turno, il cane da guardia dei politici e dei potenti, il giornalista deve farsi temere, deve farsi rispettare, e deve fornire un’informazione completa ai suoi lettori. Non può definirsi un giornalista chi si limita a leggere i Comunicati Stampa dei partiti politici preferiti. O ancora meglio non è un giornalista chi va a cena con i potenti e l’indomani ha la presunzione di difenderli a spada tratta, pur avendo, giustamente, tutta l’opinione pubblica contro. Ecco perché tutti i giornalisti (l’FNSI parla di oltre il 90% di adesioni) hanno partecipato attivamente allo sciopero, auto-imbavagliandosi per un giorno e non scrivendo articoli. Solo una piccola parte, quella dei giornalisti improvvisati o quella dei giornalisti-cani al guinzaglio, non hanno aderito. Qualcuno ha definito questo sciopero la solita boiata, la solita trovata pubblicitaria per dare scalpore e non concludere nulla. Non è che qualcuno sta pensando che tutti i giornalisti siano comunisti? E poi nessuno pensa agli Italiani, a quelli che prima di andare a lavoro vorrebbero tenersi informati senza censure. Questa legge costituisce una grave violazione al diritto dei cittadini di essere informati e al dovere dei giornalisti di informare. Uno schiaffo alla democrazia, alla libertà di stampa, alla pluralità dell’informazione e alla lotta che hanno condotto i nostri avi affinché la censura della stampa venisse abolita. Un paese non può definirsi libero se non ha una stampa autonoma, libera e non oppressa. Sembra quasi che si voglia tornare indietro, si voglia progredire, tornare ai regimi dittatoriali, magari a quello fascista, che aveva una stampa tutta per sé. Una stampa di regime, un’informazione pilotata.
La censura tra l’altro non è un buon antidoto per risolvere i problemi: censurando da una parte si evita la diffusione di una notizia, ma dall’altra non cambia di certo l’opinione del giornalista, non si apre il dibattito, non si crea un confronto e dunque una risoluzione reale del problema. E’ un po’ come la pena di morte: che benefici ha portato agli Stati che l’hanno applicata? E poi uno Stato forte, che dovrebbe fare da esempio a tutti gli altri, può mai ripagare con questo trattamento? E’ una lotta senza fine, una guerra di tutti contro tutti, e come diceva Hobbes “l’uomo diventa per l’uomo un lupo”. George Orwell nel suo libro “1984” aveva parlato di un “Grande Fratello” che avrebbe spiato tutti. Televisivamente si è già avverato, è nato il padre di tutti i reality show, dove centinaia di telecamere spiano per mesi la vita di una dozzina di malcapitati in cerca di successo e denaro. Politicamente ci siamo quasi. E’ come se, al posto della forza dell’esercito adoperata da Cesare, oggi si voglia usare la tv, la cosiddetta “quarta lobby”: quello strumento che tutti guardano almeno per qualche ora al giorno, quello strumento capace di farci cambiare idea e di plagiarci inconsciamente. Quello strumento di propaganda che ci bombarda con pubblicità ingannevoli e con stereotipi che stanno distruggendo la nostra società: tutti vogliono diventare tronisti e veline, tutti vogliono essere come Fabrizio Corona. Vi dice niente il TG1 che dà spazio ai siparietti del Direttore Augusto Minzolini, che esprime attraverso gli Editoriali Tv la sua opinione di cui poco ci importa? Vi dicono niente tutte quelle notizie distorte, dove una prescrizione diventa assoluzione? E la soppressione dei talk show politici in Rai in periodo pre-elettorale? Dichiaratamente i politici hanno rifiutato il dialogo, il confronto, il dibattito. Meglio tacere, meglio far passare messaggi sbagliati. Meglio vivere nella menzogna. Cari politici, 60 milioni di italiani corrispondono esattamente a 60 milioni di menti pensanti, di uomini liberi perché capaci di pensare, non siamo pupazzi e soprattutto.. non siamo numeri! E se per Berlusconi la libertà di stampa non è un diritto assoluto, per George Orwell “la vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire” e per Ludwig Borne “non c’è uomo che non ami la libertà, il giusto la esige per tutti, l’ingiusto solo per sé”. Saranno anche loro comunisti? Chissà..
Anticipazione: stiamo preparando in esclusiva per voi lettori di "Lavorare Nello Spettacolo" uno Speciale-Recensione del libro più chiacchierato dell'anno, "AD PERSONAM" di Marco Travaglio! FABIO GIUFFRIDA |
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