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Uno schiaffo al giornalismo, uno schiaffo alla libertà di espressione, uno schiaffo al dialogo, uno schiaffo ad ogni tentativo di democrazia, uno schiaffo agli Italiani e al pluralismo d'informazione. Questo è quello che irresponsabilmente è stato approvato dalla Vigilanza Rai. Un provvedimento, un pasticcio, che sta suscitando non poche polemiche ma di cui, stranamente, in tv si parla poco. Potrebbero essere bloccate trasmissioni come "Porta a Porta", "Ballarò", "In Mezz'ora" e "Annozero" con la banale motivazione di influenzare l'opinione degli Italiani in vista delle Regionali. Gli italiani, invece, vogliono essere informati: siamo noi a scegliere come, quando e perchè.
Nessun telespettatore è obbligato a guardare Santoro piuttosto che Floris: esiste un telecomando e ognuno è libero di assistere a qualsiasi tribuna "politica". L'elettore di centro-destra guarderà Vespa, l'elettore di centro-sinistra Santoro: è tutto così semplice, perchè ingigantire sempre i problemi? Una nostra lettrice, Giorgia Libero, ha commentato così questo provvedimento: "E' un abuso di potere, è tirannico, è come mettere un bavaglio alla stampa, sospendere ogni confronto, ogni possibile dialogo". Anche se qualche volta un confronto sfocia in una rissa a cielo aperto con toni pesanti, non è giusto censurare, facendo di tutta l'erba un fascio. Il nuovo Regolamento è chiaro: fuori i talk show politici in Rai, avanti le tribune politiche asettiche, noiose e quindi poco seguite.
La proposta è partita dal radicale Marco Beltrandi, con una decisa opposizione del Partito Democratico che ha abbandonato i lavori in segno di protesta. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha poi invitato ad abolire la par condicio e ad avere maggior decoro in alcune trasmissioni, da lui definite "pollai". Fermo restando che va rispettata ogni opinione, in Italia deve esserci pluralismo d'informazione, che piaccia o meno ai politici.
Fabrizio Morri (Pd) ha dichiarato: "E' un voto gravissimo e profondamente illiberale. Il centrodestra, complice Beltrandi, ha votato la soppressione delle trasmissioni di approfondimento giornalistico, cosa mai accaduta prima, colpendo la libertà di stampa e l’autonomia di quelle trasmissioni". Questo Regolamento non è valido ovviamente per le trasmissioni trasmesse nelle reti private, come Mediaset: fuori da ogni regola, da ogni schema. In questo modo si viola il diritto dei giornalisti ad informare e il diritto dei cittadini ad essere informati, fornendo solo un'informazione asettica e pilotata. Bersani (Pd) è ancora più diretto: "La decisione va rivista perché tocca profili di libertà. La preoccupazione dei radicali è storica ed è quella di veder garantito l’accesso; la preoccupazione del centrodestra, altrettanto storica, è quella di chi vuole ovattare la realtà e nascondere i problemi".
Questo è un bavaglio alla stampa, alla stampa libera.
Ci appelliamo alla Commissione di Vigilanza Rai affinchè questa norma-censura venga abolita. Ci uniamo, poi, allo sconforto espresso dai Giornalisti italiani, ormai non più liberi di dire solo e nient'altro che la verità. Quella scomoda verità.
FABIO GIUFFRIDA
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