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Dopo aver assistito ai due conflitti mondiali, oggigiorno, dove la lobby più potente è quella "mediatica", della televisione e dei mass media, la guerra più combattuta è quella per l'Auditel, quel maledetto share, quei maledetti numeri a 5 o 6 zeri che paradossalmente sono la guida della nostra società. E' l'Auditel a decidere quali programmi mandare in onda e quali chiudere repentinamente. Il vero potere, l'ago della bilancia, sono gli investitori pubblicitari che, per i loro interessi prettamente economici, chiedono numeri più alti. Più telespettatori, più guadagno.. Ma quali sono le conseguenze sulla nostra società e sulla nostra cara televisione?

Questo porta la tv a doversi adeguare, a dover soddisfare le esigenze degli investitori pubblicitari, e dunque a dover fare programmi nazional-popolari. Una rete ammiraglia non potrà mai dedicare ore ed ore a programmi culturali, documentari etc. poichè rivolti ad un èlite troppo ristretta: l'èlite che in termini televisivi si traduce in FLOP. Il FLOP è quello che determina l'immediata serrata di un programma. Tv commerciali, come Mediaset o LA7, non possono permettersi il lusso di "andarci sotto": un comportamento più tollerante sarebbe, invece, in dovere della Rai, quella che viene finanziata, non solo dai pubblicitari, ma anche dagli Italiani, attraverso il pagamento del Canone. Peccato che, in Rai peggio che in Mediaset, vengono chiusi nobili programmi perchè non "tirano": per ultimo è stato chiuso "Articolotre" di Maria Luisa Busi su Rai3. La Busi è la stessa giornalista cacciata dalla poltrona televisiva del TG1 perchè non ha accettato il guinzaglio impostole dal Direttore del TG1 Augusto Minzolini (noto per essere amico del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ndr).

Di "Articolotre", che parlava di argomenti nobili poichè strettamente collegati all'articolo 3 della Costituzione Italiana, se n'è persa ogni traccia: gli ascolti, bassissimi, si aggiravano intorno ad un ridicolo 4% di share, mentre la media di rete è fissata al 9%. Un tracollo per il quale Paolo Ruffini (Direttore di Rai3) non ha voluto osare, non ha voluto rischiare: "Gli ascolti non ci hanno dato ragione. E' evidente che nel programma c'è qualcosa che non funziona. La regola, anche se fa male, è che ci si fermi". Peccato che l'Auditel non sia una fonte poi così tanto affidabile: si tratta sempre di alcune famiglie sparse in Italia che, possedendo il famigerato "meter" (contatore elettronico collegato ai televisori di un panel di circa 5100 famiglie italiane, ndr) e usandolo spesso in maniera non proprio trasparente, determinano l'ascolto. E' un dato indicativo, quasi statistico. L'Auditel non funziona, e tra gli addetti ai lavori lo sanno tutti. In un' intervista anche Gianna Tani, ex Casting Director di Mediaset e donna che da più di 30 anni lavora attivamente nel mondo dello spettacolo (in particolare in quello della televisione, ndr), ci ha confessato: "L'Auditel è un valore ipotetico di persone che hanno acceso il televisore e forse lo hanno anche guardato". Ed è per questo che Gianna Tani si è data alla Web Channel, che già sta riscuotendo un invidiabile successo.

I numeri. Tra i programmi che, nell'ultima settimana di programmazione tv, hanno fatto il botto annoveriamo: "Vieni via con me" con Fabio Fazio e Roberto Saviano (7.623.000 - 25,48% di share); "Terra Ribelle" (7.241.000 - 24,62% di share); "Annozero" (5.908.000 - 22,47% di share); "C'è posta per te" (5.738.000 - 26,68% di share). Agli Italiani piace la politica, la satira, il sesso e le lacrime facili. Tengono "Io Canto" e "Ti lascio una canzone" (20,40% vs 21,64%) ma senza fare il botto. In caduta libera alcuni programmi storici come Striscia la Notizia, spesso superata dai Soliti Ignoti, e forse osteggiata dal nuovo programma di Italia1 Trasformat con il 10% di share (per Striscia sono lontani i bei tempi dei boom d'ascolto da 8 e 9 milioni di telespettatori, ndr); "Distretto di Polizia 10" e "Don Matteo" che racimolano rispettivamente un preoccupante 15,29% e 15,60% di share, segno che nessuno più li vuole vedere; in calo anche "I migliori anni" (19,85%), "Grande Fratello 11" (19,89%), "X Factor 4" (11,31%) e "I Cesaroni" (17,01% con 5.064.000 telespettatori - dove sono finiti gli 8 milioni di fedelissimi?). Degni di nota "Le Invasioni Barbariche" con il 5,17% e 1.131.000 telespettatori e "Colorado" al 16,25% di share nel target commerciale (risultato che gli ha portato la promozione su Canale5 nella prossima stagione tv, ndr). Infine anche i programmi, prima dati per spacciati e quasi sconosciuti, come "Chi l'ha visto" e "Quarto Grado" (approfondimento giornalistico: leggi qui) ora sono diventati delle macchine da guerra: grazie al Caso Avetrana hanno registrato record storici d'ascolto, rispettivamente del 15,73% - 4.373.000 telespettatori (20 Ottobre) e addirittura del 18,33% - 4.665.000 telespettatori (16 Ottobre). Un successo passeggero o una rivoluzione televisiva in corso?

La Guerra dell'Auditel rimane aperta. Rai, Mediaset, Sky e La7 ne sono i maggiori competitor. Non dimenticate, poi, che continuano a nascere nuovi canali sul digitale terrestre che porteranno alla frammentazione del mercato pubblicitario, dunque dell'Auditel. Nel 2012 dovrebbe essere definitivo il passaggio in tutta Italia al digitale terrestre, ma dovrebbe esserci anche la Fine del Mondo, secondo i Maya. Chi la spunterà?
FABIO GIUFFRIDA
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